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Il factoring continua a crescere. In Italia vale più di 240 miliardi

22/10/2019

È una crescita costante e a doppia cifra quella del factoring. Nel primo semestre del 2019 il volume d’affari complessivo di questo strumento che permette di trasformare in liquidità i crediti commerciali è aumentato dell’11,92% rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente. Segno positivo anche per i crediti in essere (+2,43%) e per gli anticipi e corrispettivi pagati (+2,93%), secondo i dati di Assifact, l’associazione che riunisce gli operatori italiani di un settore che vale il 14 per cento del Pil del nostro Paese. «Una crescita a doppia cifra con l’economia nazionale virtualmente in stagnazione - afferma Alessandro Carretta, Segretario Generale di Assifact e professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Roma Tor Vergata -, che dimostra ancora una volta la funzione fondamentale del factoring per il finanziamento delle imprese e delle catene di fornitura».
 
Nel 2018 il turnover degli operatori associati, cioè il flusso lordo dei crediti ceduti dalla clientela alle società di factoring, ha superato i 240 miliardi di euro. Si tratta di un abbondante più otto per cento rispetto all’anno precedente, accompagnato da un incremento dei finanziamenti in essere al 31 dicembre 2018 (+8,60%). Se guardiamo ad un arco temporale più ampio, i numeri parlano ancora più chiaro: dal 2008 al 2018 il mercato è sostanzialmente raddoppiato, passando da 121,9 a 240,03 miliardi di euro, con un tasso medio annuo di crescita del 7,19 per cento.
 
Il ricorso sempre maggiore da parte delle imprese al factoring, così come ad altre forme alternative di finanziamenti, è innanzitutto conseguenza di una progressiva contrazione dei prestiti concessi dalle banche in corso ormai da tempo. Ad essere penalizzate e più vulnerabili sono soprattutto le imprese più piccole, che presentano una limitata capacità di autofinanziamento e condizioni meno favorevoli di accesso al credito.
 
Non è un caso, infatti, che delle oltre 32mila imprese cedenti attive che nei primi sei mesi dell’anno hanno fatto ricorso al factoring per la gestione del proprio capitale circolante, quasi il 60 per cento siano Pmi, soprattutto nel settore manifattura, servizi e commercio e distribuzione. Ma le motivazioni che spingono le aziende italiane all’utilizzo di questo strumento sono in evoluzione. Secondo un monitoraggio commissionato da Assifact a Sda Università Bocconi e condotto su un campione di cento imprese, al factoring le aziende ricorrono per esigenze di gestione, finanziamento, garanzia dei crediti, ma anche per migliorare in prospettiva la posizione finanziaria aziendale, considerando che i factor mostrano un approccio alla valutazione del rischio diverso da quello dei finanziatori “tradizionali”. Se si allarga lo sguardo allo scenario mondiale la tendenza non cambia.
 
Secondo gli ultimi dati FCI - Factors Chain International, infatti, il mercato mondiale del factoring nel 2018 è cresciuto del 6,5 per cento rispetto al 2017, raggiungendo un turnover cumulativo annuo pari a 2.767 miliardi di euro. Il mercato europeo mantiene la posizione di maggior peso (66% di quello mondiale), con un volume di oltre 1.829 miliardi di euro e una crescita del 7 per cento rispetto al 2017. Il mercato asiatico è il secondo per dimensione e raggiunge quasi i 696 miliardi di euro, con un più 6 per cento. La Francia con una crescita del 10% ha raggiunto un valore di 320,4 miliardi di turnover, superando il Regno Unito che si è fermato a 320,2 (-1%). L’Italia si posiziona tra i primi posti della classifica, seguita da Germania e Spagna. Il nostro Paese copre una quota pari al 9 per cento circa del mercato globale e al 14 di quello europeo. E i margini di crescita sono ancora alti, funzione anche di una maggiore conoscenza dello strumento.
 
«Il factoring - conclude Carretta - soddisfa esigenze diverse, che riguardano la gestione dei crediti, la protezione dal rischio di insolvenza, il finanziamento. È quindi un servizio complesso, che può risultare di non immediata comprensione. È possibile pertanto che ci sia da parte delle piccole e medie imprese una diffidenza iniziale, anche per la difficoltà di comprendere l’importanza di affidare la gestione dei propri crediti, e quindi di un aspetto della relazione con i clienti, a un soggetto terzo. Eppure il ricorso al factoring mette in evidenza che l’impresa cedente ha una gestione finanziaria attenta ed efficiente, aspetto che alla fine si ripercuote positivamente proprio sui suoi clienti».