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Bonus Sud, sbloccati 500 milioni di euro per le pmi

11/09/2018

Oltre mezzo miliardo di euro di crediti d'imposta per le imprese del Sud. A tanto ammonta la cifra con cui le aziende del Mezzogiorno potranno acquistare beni strumentali, beneficiando subito del bonus fiscale. Questo grazie a una circolare del Viminale, giunta dietro richiesta dell'Agenzia delle entrate, che consente di bypassare la procedura standard. In sostanza, le imprese potranno accedere alle risorse del bonus senza dover più presentare i certificati antimafia, avendo la possibilità di mettersi in regola successivamente. La rinuncia alla verifica preventiva consentirà, infatti, di ridurre i tempi d'attesa.
 
L'Agenzia delle entrate procederà ad autorizzare la fruizione del credito di imposta, decorsi 30 giorni dalla consultazione della Banca dati istituita dal Codice antimafia, informando ne la prefettura competente.
 
Nel caso in cui, successivamente all'autorizzazione, l'istruttoria della prefettura dovesse concludersi con il risultato «esito interdittivo», si procederà al blocco del credito d'imposta, se autorizzato ma non ancora fruito. Oppure, al recupero del credito, se già fruito dall'azienda, con l'imposizione di relative sanzioni e interessi.
 
La circolare del Viminale che ha sbloccato l'impasse è quella del tre luglio 2018 (si veda ItaliaOggi del 19/07/2018). Come detto, consente di accedere al bonus senza il preventivo rilascio del certificato antimafia. Lo sblocco permette di erogare oltre mezzo miliardo di euro di crediti d'imposta per l'acquisto di beni strumentali.
 
Si tratta di soldi che, a fine giugno, risultavano bloccati per via delle lentezze burocratiche, emerse in seno alle prefetture, relativamente al rilascio dell'attestazione. Difficoltà che hanno tenuto a bocca asciutta 995 imprese, con istanze di agevolazione riguardanti 1.357 unità produttive (stabilimenti).
 
L'intervento del Fisco. Così, per sbloccare la situazione, il direttore uscente dell'Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, si è rivolto al dicastero dell'interno, che ha dato via libera alle erogazioni senza la verifica preventiva.
Il riavvio dell'incentivo riguarda 1,5 mld di euro di investimenti in stand-by e 520 milioni di euro di credito di imposta, finanziato con risorse messe a disposizione dalla legge di bilancio 2016.
 
Si tratta di investimenti prenotati già a fine 2017 e relativi a 14 mila iniziative private.
 
Le ricadute. A conti fatti, tra incentivi pubblici e spesa dei privati, il via libera del Viminale e il conseguente lasciapassare delle Entrate alla fruizione del bonus Sud faranno ricadere sul tessuto produttivo del Mezzogiorno risorse per circa 2,1 miliardi di euro.
 
Secondo dati diffusi dal ministero del Sud quasi la metà del credito d'imposta andrà a finanziare attività manifatturiere (46,4%), mentre il resto del bonus sarà così distribuito:
 
- 13,9% per commercio, riparazione veicoli;
 
- 13,2% per le costruzioni;
 
- 5,4% su energia, comparto idrico, rifiuti;
 
- 5,4% per servizi alloggio e ristorazione;
 
- 3,6% su noleggio, agenzie di viaggio, servizi alle imprese;
 
- infine 3,1% per sanità e assistenza sociale.
 
Controllo solo in fase di concessione. Un chiarimento importante, contenuto nella circolare del ministero dell'interno, riguardava il caso in cui la documentazione interdittiva venga comunicata successivamente a una precedente liberatoria antimafia, in virtù della quale era già stata legittimamente autorizzata la fruizione del credito d'imposta, senza l'apposizione di condizioni risolutive. In questo caso, la circolare ha precisato che non può intervenire la revoca del contributo già concesso, poiché la verifica dell'antimafia ha valore solo in riferimento alla concessione dell'aiuto e non anche in fase di erogazione, per la quale la norma non prevede alcun controllo in tal senso.